Padova, si laurea con 109 e fa causa all’Università: «Meritavo 110»

dicembre 7th, 2018
Padova, si laurea con 109 e fa causa all’Università: «Meritavo 110»
Università
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Chiara Morossi, laureata in Lingue, ha deciso di ricorrere contro il Bo e il ministero dell’Istruzione: «Vittima di un’ingiustizia». Ma i giudici le danno torto.

Si è laureata con il punteggio di 109 su 110. Un voto altissimo, il sogno della maggioranza degli universitari. Ma non per una studentessa di Lingue che si è sentita beffata perché convinta di meritare anche quell’ultimo punticino in più che le avrebbe consentito di conquistare l’agognato titolo con il massimo dei voti: 110. E per questo, ha trascinato l’Università di Padova fino in tribunale. La vicenda è finita nelle aule del Tar di Venezia, chiamato a dirimere la vicenda che vede protagonista Chiara Morossi, padovana di 28 anni che contestava il risultato della prova finale del corso di laurea magistrale in lingue e letterature europee e americane, sostenuta il 28 novembre 2016.

Nel libretto della studentessa, compare una lunga sfilza di 30 e 30 e lode («Ma purtroppo c’era anche un 23, in una materia per me molto ostica», ricorda Chiara) a conferma di come fosse riuscita a superare con successo tutti gli esami. Poi il lungo lavoro per la tesi. «Avevo scelto di confrontarmi sul ruolo della donna nei romanzi di Jorge Amado», spiega. Con una media d’esame di 28,5, s’è ritrovata di fronte alla commissione con un punteggio di partenza di 104,58. Ed è proprio su quel mezzo punto, che si è scatenata la querelle portata fino in tribunale. Perché dopo aver discusso (in portoghese) la sua tesi, prima che i commissari potessero iniziare la discussione di merito che avrebbe portato poi a decidere il punteggio finale, la presidente della commissione «ha dichiarato pubblicamente che il voto andava arrotondato al ribasso», si legge nella sentenza del Tar. Per la studentessa, quindi, il punteggio di partenza doveva essere di 104 e non 105. La questione aveva subito innescato una polemica tra professori. «Si misero perfino a litigare – ricorda la ragazza – ma la presidente rifiutò di tornare sui suoi passi. Per un attimo ho avuto la sensazione che quel mezzo punto fosse solo il pretesto per un regolamento di conti interno alla commissione». Nel fascicolo al vaglio del tribunale amministrativo, in effetti è stata allegata la lettera di una professoressa (la relatrice della tesi) nella quale spiega le ragioni per le quali dissente dal criterio di arrotondamento deciso dalla presidente.

Ricorso respinto

Il problema è nelle conseguenze che quel mezzo punto in meno avrebbe provocato, dal momento che la commissione ha stabilito all’unanimità di assegnare alla tesi cinque punti, che sommati ai 104 di partenza ha portato Chiara a laurearsi con 109. «Ero felice per aver concluso il ciclo di studi – spiega – ma ero anche molto amareggiata per non aver ottenuto il massimo del punteggio, che credo di aver meritato». Da qui la decisione di ricorrere al tribunale amministrativo regionale, contro l’Università di Padova e il ministero dell’Istruzione. Questi ultimi si sono difesi sostenendo, tra le altre cose, che la studentessa non poteva dimostrare di aver subito alcun danno. Ma su questo, nella sentenza depositata tre giorni fa i giudici ribattono che la ricorrente ha tutto il diritto a voler «conseguire l’annullamento del provvedimento, potendo da esso ricavare quantomeno un vantaggio morale». Ma ammettono anche che quel punto in più, può fare la differenza «tenuto conto delle maggiori chance di carriera legate a tale voto, essendo notorio che in molte selezioni o concorsi pubblici il punteggio di laurea può consentire al candidato di ottenere un punteggio via via crescente fino al massimo riconosciuto alla votazione di 110 e lode». Ne resta convinta anche Chiara che, dopo essersi laureata e aver fatto servizio civile, proprio in questi mesi si prepara a entrare nel mercato del lavoro: «Un punteggio di 109 suona come una beffa – dice – e quindi può sollevare degli interrogativi: chi seleziona il personale potrebbe chiedersi cosa abbia spinto la commissione a punirmi in quel modo». Purtroppo però dovrà continuare a fare i conti proprio con quel risultato. Il Tar ha infatti respinto il suo ricorso: se ciò che conta è l’esito finale – è la tesi dei giudici – allora non importa granché l’arrotondamento del punteggio di partenza. Perché, per quanto se ne sa, la commissione potrebbe aver rivisto all’insù quei cinque punti attribuiti alla tesi, trasformando un 108,5 in un 109. «Il giudizio della commissione di laurea è espressione di discrezionalità tecnica – si legge nella sentenza – e la commissione è l’unica autorità abilitata a esprimere il voto a seguito della discussione orale della tesi, senza poter essere in ciò condizionata dalla media dei voti riportata dal candidato nei singoli esami».

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