Più fondi per l’Università, ma l’UDU attacca: “Aumentano le disuguaglianze nascoste, bene la No Tax Area”.

settembre 21st, 2018
Più fondi per l’Università, ma l’UDU attacca: “Aumentano le disuguaglianze nascoste, bene la No Tax Area”.
Attualità
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Dopo la pubblicazione del riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle università statali per l’anno 2018, sono iniziate le polemiche fra chi si lamenta di prendere poco e chi si gode il privilegio di un finanziamento che spesso premia anche solo in virtù della spesa storica.. Il capitolo generale di spesa vede intanto un incremento delle risorse destinate agli atenei. Si passa da 6.981.890.720 euro del 2017 a 7.327.189.147 euro a disposizione delle università per il 2018.

Ricordiamo che attraverso due decreti il ministro Bussetti ha voluto dare un segnale nella direzione del riequilibrio di fondi fra atenei. Entra in gioco il reddito degli studenti e la loro difficolta nei trasporti e servizi goduti.

I primi a muoversi, come d’abitudine, e a commentare i decreti, gli studenti dell’UDU, associazione studentesca vicino al sindacato della CGIL. Critica la loro posizione.

Enrico Gulluni, neo-eletto coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “Il riparto del FFO 2018 sembra un gioco delle tre carte in cui a vincere sono sempre gli stessi atenei che da anni riescono ad accaparrarsi risorse per la sopravvivenza, in uno scenario tuttora sottofinanziato. L’aumento apparente di circa 300 milioni di euro è in realtà vincolato ai superdipartimenti (271 milioni di euro) e allo stanziamento una tantum sul recupero degli scatti stipendiali (50 milioni di euro): in particolare il finanziamento dei superdipartimenti avrà una distribuzione basata fondamentalmente sulla premialità e concentrata quasi esclusivamente al Nord, inasprendo ancor più del passato le disuguaglianze esistenti tra le aree del Paese”.

Prosegue il coordinatore nazionale dell’UDU: “L’unica nota positiva sembra arrivare dalla no-tax area ottenuta grazie alle nostre rivendicazioni: i fondi per coprire il mancato gettito dovuto alla no-tax area ammontano ora a 105 milioni di euro. Rispetto allo scorso anno aumenta la distribuzione di questi fondi al Sud (+121%) e al Centro (+105%), ma questo aumento non riesce minimamente a controbilanciare i meccanismi iniqui che determinano la distribuzione della quasi totalità del FFO. È sempre più evidente come la no-tax area esprima un grande potenziale: gli esonerati dal pagamento delle tasse nel 2016/2017 (161mila) erano il 9,5% del totale degli iscritti mentre nel 2017/2018 ammontano al 17,6% (292mila). Ma non è sufficiente: è necessario rifinanziare e innalzare la no-tax area per poter permettere agli atenei di garantire sempre con maggiore pienezza il diritto allo studio almeno al livello di altri Paesi europei (in Francia è esonerato dal pagamento delle tasse il 35% e in Germania il 25%)”.

Conclude Gulluni: “Serve rivoluzionare completamente il sistema di distribuzione dei fondi e rimpolpare le casse delle università statali: le disuguaglianze territoriali sono sempre più evidenti e non è più sufficiente pensare solamente di aumentare gli investimenti ma serve mettere in campo un finanziamento che vada a ripianare le distribuzioni inique dell’ultimo decennio! In uno scenario sottofinanziato serve eliminare qualsiasi forma di premialità, per superare la concorrenza spietata per la sopravvivenza: non è più tempo di provvedimenti spot, serve ripensare completamente il finanziamento dell’università programmando investimenti che permettano di tornare a reclutare, a rinnovare e ampliare le strutture, ad aumentare gli immatricolati.”

Il sole 24 invece metteva a confronto due voci sul tema. Quella del Prof. Gianfranco Viesti economista dell’università degli studi di Bari, favorevole al riequilibrio dei fondi fra atenei e quella di Alberto De Toni rettore dell’università di Udine contrario al nuovo sistema di finanziamento basato sul costo standard: ” Così si finanziano le inefficiente” ha tuonato in un titolo il magnifico dal Friuli.

 

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