Concorso docenti 2018, aumentano le certificazioni opache. Piersantelli (Tfa): “Ulteriore accanimento su giovani”

marzo 19th, 2018
Concorso docenti 2018, aumentano le certificazioni opache. Piersantelli (Tfa): “Ulteriore accanimento su giovani”
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Il concorso docenti abiliati 2018 è la prima delle tre selezioni che il Ministero dell’Istruzione sta avviando in base a quanto previsto dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017 n. 59 che introduce un nuovo modello di reclutamento per la scuola secondaria.  Il secondo riguarderà i non abilitati con almeno tre anni di servizio negli ultimi otto. Uno dei requisiti fondamentali sarà quello di aver conseguito i famosi 24 CFU  in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche. Ma le tabelle di valutazione sono ancora in essere. Per ora quello che si sa per certo è che molte battaglie portate avanti da associazioni di prof, o aspiranti tali, come Tfa Coordinamento nazionale, o quella che racchiude i dottorandi italiani (ADI), hanno ottenuto importanti vittorie. Prima fra tutte l’apertura del Ministero dell’Istruzione alla “super” valutazione del dottorato di ricerca rispetto agli altri titoli che insieme costituiranno il 60 per cento del punteggio totale. 

“Ho sempre creduto nelle abilitazioni selettive rispetto a quelle non selettive – afferma Sara Piersantelli, presidente dell’associazione Coordinamento nazionale Tfa -. Inoltre rispetto alla nostra selezione (Tfa 2016 N.d.r.), devo constatare come si sia abbassato il livello. Mentre nell’ultimo concorso i titoli pesavano solo per il 20% rispetto l’esame, oggi siamo ad un rapporto 60% titoli posseduti, 40% esame: e conosciamo spesso l’opacità di certi titoli rilasciati da enti certificati dal Miur”. La parificazione di entrambe le voci, più volte richiesta dalle associazioni, non è stata accolta. E un queste settimane aumentano sempre più i casi di certificazioni non proprio “regolari”, come ad esempio quelle linguistiche. “Inoltre questa sperequazione degli anni di servizio penalizzerà ancora una volta le giovani generazioni – continua – mentre in un concorso dovrebbe entrare i più preparati a prescindere”. E sul tema caldo delle cirtificazioni linguistiche a buon mercato la prof non ha dubbi: “Assurdo che alla fine del percorso universitario in lingue non venga rilasciato un certificato ufficiale valido con il diploma di laurea, costringendo i neo laureati a pagare fior di quattrini per rilasciare una certificazione di livello c1 o c2 in enti esterni”. 

Quali responsabilità pesano allora su questo concorso? “Sicuramente il ministero è andato in eccesso di delega: sia per la valutazione degli anni di servizio, sia per quei pochi crediti che rilascia per chi ha terminato un percorso di dottorato – rimarca docente -. Poi c’è una problematica di non poco conto: quella delle supplenze, spesso non verificate con il dovuto zelo”. Il dubbio infatti riguarda soprattutto le scuole paritarie dove il controllo delle ore svolte dietro la cattedra è difficilmente verificabile. Senza dimenticare i diplomati magistrali precari, bloccati dal Consiglio di Stato, tirati nuovamente in ballo nelle recenti elezioni politiche. “Temo si sia perdendo la visione di insieme su cosa debba essere la scuola e l’istruzione, ancora nelle scorse settimane si parlava di concorsi ad hoc per i diplomati magistrali: credo che questo sia un fatto gravissimo. Un ulteriore accanimento – conclude la prof – sulle giovani generazioni e suoi neo laureati usciti dalle facoltà di Scienze della Formazione”. 

 

 

 

 

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