Jagoda Jedrzejczyk

Erasmus Stories

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Prima della partenza, o della scelta olandese

febbraio 3rd, 2018
Prima della partenza, o della scelta olandese
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Perché l’Olanda e Leiden in particolare come meta Erasmus?

L’inglese…e Linguistica.

Il mio livello di inglese è attivamente vergognoso e passivamente discreto anche a causa del mio primo Erasmus passato ad ingozzarmi di baguettes visitando gratis sia il museo d’Orsay che le fiere del vino (non che mi penta di questa scelta eh). Con l’inizio della magistrale ho deciso di rifare questa esperienza per colmare le mie lacune riguardo la lingua inglese e per provare ad uscire dalla mia confort zone (il triangolo Polonia, Italia e Francia).   Avevo bisogno di una meta specifica per poter imparare la cosiddetta lingua internazionale e Pavia mi offriva: Inghilterra, Olanda, Svezia, Irlanda e Danimarca. A causa di periodi troppo lunghi e/o certificazioni che non possedevo e non possiedo neppure ora, rimasero l’Olanda e la Danimarca, ma la prima vinceva per il dipartimento di linguistica e Van Gogh ovviamente.

Dopo aver ricevuto conferma del mio futuro periodo ho cominciato ad attivarmi per quello che sarebbe stato il primo e il più grosso ostacolo, ovvero l’alloggio. Mi sono iscritta al gruppo “Leiden Housing”, a “Kamernet” (a pagamento), controllavo periodicamente siti come “Housing Anywhere”, “Air bnb” e “Funda”. In 5 mesi non sono riuscita a trovare nulla o perché nessuno mi rispondeva, o perché riuscire a scrivere per primo/a con le notifiche attive era praticamente impossibile, a meno di non passare le ore davanti a , cosa che comunque ho cominciato a fare, per cui finivo con l’essere la 30esima persona che scriveva per un annuncio che sicuramente non era più valido. Non volevo andare là e cercare qualcosa sul posto perché una mia amica del corso di Linguistica aveva fatto esattamente cosi e si era ritrovata in albergo per 3 settimane e per la disperazione finale aveva optato per un’agenzia che le aveva trovato una stanza singola per la somma di quasi 600 euro senza un mobile dentro. Anche no.

Ho deciso quindi di spostare il mio Erasmus dal primo al secondo semestre riadattando corsi e learning agreement. Ho richiesto un alloggio universitario tramite l’università di Leiden, pagando profumatamente il servizio (350 euro) ma potendo scegliere tre preferenze tra le opzioni disponibili. Se si sceglie questa opzione è necessario farlo molto presto, per il 1 semestre il termine di invio della domanda è il 1 giugno e per il 2 semestre il 15 novembre, ovviamente prima si paga, più possibilità si hanno di ricevere la prima preferenza della lista.

Dopo quattro mesi di attesa (da agosto, ovvero quando ho inviato la domanda, a dicembre più o meno) ricevo una mail dall’università con l’offerta di alloggio e mi propongono la mia prima preferenza ovvero un appartamento condiviso con qualcuno/a, della grandezza di 40m2, praticamente una doppia molto larga con bagno e cucina da condividere al costo di 385 euro al mese tutto incluso a Smaragdlaan.

Sulla cartina è esattamente il puntino rosso: 30 minuti a piedi, 15 in bus e 9 in bici dall’università.

Accetto non volendomi ritrovare nella situazione precedente e comincio la sessione d’esami in Italia impazzendo per lo studio siccome il 31 gennaio dovevo partire e dovevo riuscire a dare 4 esami in 3 settimane. Rifacendone uno alla fine sono riuscita a darne 3 mentre venivo sommersa dalla burocrazia di Leiden. L’università mi chiedeva di versare il primo affitto, la caparra e i costi per il servizio (ancora) per un totale di 885 euro. Per coloro pero’ che restano solo un semestre dei 350 euro iniziali ne torneranno 100 dopo il periodo di affitto che purtroppo per il secondo semestre comincia dal 1.02 fino al 13.08. Come passero’ le mie giornate in pieno agosto in Olanda? Facendo la tesi e andando al Gay Pride di Amsterdam ovviamente. Le altre mail che mi sommergevano riguardavano la firma del contratto, il scegliere un giorno per andare a firmare fogli su fogli, dover ritirare la carta dello studente, scegliere un giorno per ritirarla, informarsi su dove sono i corsi etc.

Oltre a tutto ciò’ bisogna aggiungere il fatto che vivo ogni partenza come se fosse destinata a portarmi in Vietnam per un periodo indeterminato a fare la guerra. Voglio ovviamente partire perché so che è un’esperienza unica per riuscire ad aumentare il mio livello di adattabilità, socialità, conoscenza della lingua e per scoprire un nuovo paese, pero’ purtroppo sono anche molto abitudinaria e tendo a restare nel mio status quo anche se mi fa soffrire.               Qualche giorno prima di solito comincio ad andare in panico e a chiedermi: “Cosa diavolo sto facendo?”, seguito da un: “perché?” che anticipa il: “Non voglio partire.”. Penso a possibili scuse che non mi rendono possibile spostarmi, l’ultima delle quali “facciamo finta di non sentire la sveglia…ops, l’aereo è partito”, neanche avessi 80 anni e avessi sempre vissuto nello stesso paesino. Ho passato 20 anni a spostarmi dalla Polonia all’Italia, da Casaleone a Quaderni; per la triennale sono andata a Udine, poi a Parigi e infine a Pavia per la magistrale. Aggiungere un nuovo luogo non dovrebbe essere cosi traumatico, ma in realtà non ci si abitua mai alla sensazione che si prova prima di partire, quella miscellanea di emozioni che si può’ paragonare alla composizione di un profumo formato da testa corpo e fondo. Le note di testa sono quelle percepite subito, ovvero la curiosità, l’avventura, la voglia di partire, di scoprire luoghi e persone nuove. Le note di corpo sono quelle che compongono la parte centrale del profumo e che si sentono dopo che le prime note si sono volatilizzate, e qui inserirei ansia, paura, preoccupazione, rifiuto, attesa e tristezza per dover abbandonare persone e luoghi a cui si è legati. Cosi come per i profumi, queste note sono avvolgenti e morbide, un vero e proprio cuscino a cui aggrapparsi la notte prima di dormire. Scomparse le note di corpo, chiamate anche note di cuore, ci sono quelle di fondo, avvertite dopo un periodo di applicazione di mezz’ora più o meno e sono quelle che durano di più. In questa categoria inserirei la consapevolezza della partenza e la presa di coscienza che non si sta andando in Vietnam a morire ma semplicemente a cambiare vita per un periodo di qualche mese. E’ quel il momento di happening che ti assale quando sei nel tuo nuovo appartamento e dici: “Hey, sono ancora vivo/a, perché non provare a goderci questo luogo?”. Attendo con ansia il mio arrivo per poter abbandonare tutte queste note di corpo che mi stanno divorando. La sensazione più presente è la paura, per questo ho scelto per questa avventura una frase di Alan Watts: “replace fear of the unknown with curiosity”. E’ una frase che spero mi accompagnerà per tutto il mio cammino in Olanda e che nei momenti più bui nella mia testa verrà ripetuta da Gandalf per darmi coraggio, perché solo lui sa proporre al meglio un’avventura:

 

Ci vediamo con il prossimo articolo riguardo la prima settimana olandese!

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