“Abilitati a insegnare ma esclusi dall’università”: ecco il limbo della riforma Gelmini

gennaio 31st, 2018
“Abilitati a insegnare ma esclusi dall’università”: ecco il limbo della riforma Gelmini
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Servirebbero circa 600 milioni di euro per stabilizzare 45mila docenti tra professori ordinari (14.807) e associati (30mila) in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN). A sollevare il problema sono ricercatori e precari, ma non solo, che dal 2013 – con l’introduzione dell’abilitazione nazionale della Legge Gelmini – si sono riuniti su per sostenere i partecipanti ai bandi che si sono susseguiti negli ultimi anni. “Sì, perché per partecipare non serve solo inviare un CV ma incasellare in varie tabelle ogni piccolo particolare di merito che serve ai commissari per giudicare l’idoneità a professore associato o ordinario. Serve soddisfare dei requisiti “bibliometrici” (in molti casi), in modo da essere migliori del 50% dei docenti attualmente in servizio”, in un’ottica forse evoluzionistica, di miglioramento. Ma questo non basta. Abbiamo visto migliaia di discussioni, migliaia di domande, frustrazione, rabbia, proposte di miglioramento del sistema di reclutamento”, scrivono in una nota i membri. E da una settimana è online anche una  per spronare le forze politiche a discutere sul tema. In pochi giorni sono state migliaia di firme. 

L’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) doveva essere il fiore all’occhiello della Legge Gelmini per introdurre dei criteri il più possibile meritocratici in una procedura non selettiva attraverso la quale viene attribuita l’idoneità alla docenza universitaria (prima fascia o ordinario e seconda fascia o associato), come in molti Paesi stranieri. “La procedura è stato un enorme sforzo collettivo da parte sia dei candidati che degli esaminatori e del Ministero, per la raccolta e la analisi dei dati, è ancora in corso di svolgimento – affermano in una lettera i membri gruppo ASN fondato da Michele Ciavarella, professore ordinario di Ingegneria al Politecnico di Bari -, ma molti temono mostri segni di “crisi” in quanto, nonostante si basasse sul criterio che i “meritevoli” dovessero essere migliori di certe “mediane” (in poche parole, migliori del 50% dei docenti attualmente in servizio in quel dato ruolo), essa ha abilitato un numero di candidati di gran lunga superiore ai posti a disposizione, creando un grande senso di frustrazione e di smarrimento”.

Pietro Grasso, leader della coalizione Liberi e uguali, ha sollevato nelle settimane precedenti il tema dell’Università in questa campagna elettorale. Ma la sua proposta di “abolire le tasse” universitarie, con un aumento della spesa di circa 1,5 mld di euro, ha ricevuto varie critiche; la grave crisi del sistema, infatti, può essere risolta solo se vengono intraprese anche azioni parallele alla diminuzione della tassazione, come l’aumento delle borse di studio (come Ocse e Unione Europea non dimenticano ogni anno di evidenziare all’Italia). Non solo. “Tale sofferenza è costituita anche da una gran quantità di giovani di valore che sono all’estero o sono in patria, ma demoralizzati o del tutto disoccupati, nonostante abbiano conseguito tanti titoli da avere la Abilitazione Scientifica Nazionali. Non entrano in servizio, semplicemente per questioni di soldi, senza i quali le Università non possono bandire i concorsi”. 

Secondo un’ dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca italiani (ADI) meno del 10 per cento degli attuali dottorandi potrà accedere al ruolo di professore associato. Inoltre da uno studio del ministero dell’Istruzione e del Senato, inserito in un emendamento alla Legge di Stabilità del senatore Fabrizio Bocchino, si evidenzia come il numero dei candidati effettivamente messi in ruolo o promossi, ad oggi, non sarebbe superiore al 10 per cento. Inoltre viene stimato (in accesso) in 600 milioni di euro il costo per la normalizzazione degli abilitati scientifici, anche in vista dei pensionamenti di messa dei prossimi anni anche in ambito universitario. “Mentre oggi la promozione avviene superando un concorso locale nelle università, è auspicabile la creazione di una graduatoria nazionale di merito da dove pescare in automatico le nuove assunzioni. Ciò aumenterebbe la trasparenza in un sistema locale troppo spesso opaco – affermano i firmatari della petizione -. Inoltre siano assegnati i posti per concorso nazionale ai migliori che scelgano poi loro la sede di servizio, e non assegnati alle sedi con criteri diversi da quelli del merito dei candidati”. Un nodo importante che dovrà essere sciolto dalle forze politiche usciranno vincenti da questa tornata elettorale. 

 

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