Nicoletta Labarile

Erasmus Stories

Giornalista pubblicista, dott
ssa in Comunicazione, studentessa in Giornalismo, temeraria fuori sede, storyteller incallita,ultima romantica

“Parigi ha la chiave del cuor”

dicembre 4th, 2017
“Parigi ha la chiave del cuor”
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Il mio Erasmus parte da Gent e tocca l’Europa, rimpicciolendola a tal punto da poterla custodire in un trolley acciaccato ma coraggioso.

Ogni città ha una storia.

Ogni posto volti e sguardi.

Mi sono persa nelle vite altrui centinaia di volte.

Comincia con Parigi il racconto della mia piccola grande Europa. Parlo di luoghi ascoltando solo le loro parole.

 

Capitolo 1: Parigi

Ottobre bussa alle porte ma sui gradini del Sacre Coeure è fine estate.

I fianchi abbronzati non si arrendono e vogliono fare capolino dai jeans a vita alta. Un filo di vento riesce a infilare la sua mano timida e svelta tra la giacca di pelle: è un ragazzo al primo appuntamento che chiede di accarezzare una schiena ancora calda d’estate. Sorseggio scadente vino rosso in uno squallido bicchiere di plastica: è quello che stasera passa il convento ma va bene uguale. Sono stanca ma non demordo, il vento fanatico mi corteggia e mi da coraggio. Spettinata, mi affaccio al panorama. Ho Parigi ai piedi. Poco più in là, un ragazzo e una ragazza parlano tra loro. Ascolto e sto zitta, che siano gli altri a riempire la scena con i dialoghi: a me stasera va solo Parigi e il mio vino rosso.

 

 

“Vabè, ma cos’è che ti piace di questa cacchio di città dell’amore?”

“Guardala…è estesa, immensa. Ma riesci a coglierne i dettagli anche da lontano. La vedi quella boulangerie laggiù?”

“Ma che ne sai che sia proprio una boulangerie?”

“Lo immagino, scemo”.

Provo ad immaginare anch’io.

 

 

Immagino e vedo: persiane bianche, vinili, calici e profumo di caldo.

Coppie che ballano alle finestre e il mondo freddo e brutto che resta fuori.

Gentilezza ed eleganza. Poco calore, tanta armonia.

Donne in chignon e uomini in trench.

Bambini educati e vivacità distinta. Baci appassionati e caffè bollenti.

 

I ragazzi vicino a me sono diventati Monica Bellucci e Vincent Cassel. Brilla la Tour Eiffel nelle loro pupille dilatate.

Quando ho smesso di capire Parigi, l’ho sentita.

 

Ho sentito con timidezza le sue ferite e le sue resurrezioni. Ho cercato le sue sconfitte e le sue rese. Ho percepito la vittoria delle speranze sulle paure. Ho risentito il freddo del 13 novembre guardandola dall’alto.

 

 

Decido di fidarmi degli innamorati che si sussurrano per sempre, a loro affido la mia Parigi.

Che sia per sempre anche solo per una sera: ogni promessa, qui ed ora, è ancora intatta. Sorrido e butto giù un altro sorso: ogni imbecille incontrato nel tracciato non mi ha insegnato niente. Anzi, forse qualcosa sì: “viaggiare è come innamorarsi. Il mondo si fa nuovo”. Il giro del mondo posso farlo da sola.

 

 

Nicoletta Labarile

 

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