Alla scoperta di un Babylab

novembre 2nd, 2017
Alla scoperta di un Babylab
ErasmusStories
0

“Interrompi”. “Interrompi”. “Interrompi”.

Neurotrasmettitori che vengono rilasciati e ricaptati, rilasciati e ricaptati. Morfeo che, tirandomi per i piedi, tenta disperatamente di ingannarmi inserendo il suono della sveglia in un sogno già di per sé assurdo. Motoneuroni che permettono al mio dito indice di spegnere tre, quattro, facciamo anche cinque sveglie.

Apro gli occhi. Mi arrendo.

La mattina si riassume in due momenti critici: l’acqua gelata in faccia e quel filo di trucco necessario per mantenere lo status symbol di ragazza italiana. Infatti, oltre ad essere considerata un’inarrestabile mangiatrice di pasta, non me la sento di deludere le aspettative sulla mia carnagione mediterranea e, allora, una spennellata di terra abbronzante e di blash sulle guance sembrano fare al caso mio e vengono in mio soccorso.

Dopo trenta minuti di camminata su e giù per la “North Hill”, tolgo le cuffiette lasciando il mondo di Spotify, per venire improvvisamente risucchiata da quello reale. Appoggio il badge, varco la porta di ingresso e vengo calorosamente accolta da un poster gigante con animali della Savana –e non-, che sorridono completamente incuranti del freddo che ci sia proprio dietro quel muro: Welcome to the Babylab!

Nel laboratorio della prima infanzia dell’Università di Plymouth, in cui trascorro le mie giornate dal lunedì al venerdì, si svolgono progetti di ricerca finalizzati allo studio dello sviluppo cognitivo di bambini in una fascia d’età compresa tra i 6 mesi ai 5 anni. La giornata è scandita dall’arrivo di piccoli scienziati che, accompagnati dai loro genitori, regalano un contributo importantissimo alla ricerca, contributo che viene ripagato con il rilascio di una certificazione, qualche regalino e tanta riconoscenza.

Da psicologa e corsista di un Master sui Disturbi dell’Apprendimento presso l’Università di Pavia, sono giunta in questo laboratorio per migliorare le mie conoscenze e competenze relative, in particolar modo, allo sviluppo linguistico attraverso l’osservazione di sofisticati paradigmi sperimentali. Ogni giorno vengo a contatto con uno staff caratterizzato da tanta professionalità e passione, qualità che permettono a questo laboratorio di funzionare da dieci anni.

Si spengono le luci, do un ultimo sguardo a quel poster così appropriato, riempio la mia valigia di nuove esperienze e torno verso 16 Western Drive. Verso casa mia.

Have a quick look 🙂  

Greta

Leggi anche:

Così inizia la mia avventura su Erasmus Stories Polo universitario più grande dei Paesi Bassi, Utrecht è da sempre sinonimo di eccellenza nella ricerca ma anche come città di cultura. Vi terrò aggio...
Il futuro dell’Erasmus In trenta anni 9 milioni di studenti hanno usufruito del sistema Erasmus e la sfida di oggi è rendere questa esperienza spendibile anche nel mondo lav...
Erasmus, tra difficoltà di trovare casa e terroris... Lanciata la rubrica Erasmus Stories su univ.it dove oggi abbiamo raccolto in diretta le testimonianze di alcuni studenti che racconteranno que...
Erasmus Stories, Alice vi presenta Sofia Ciao a tutti! Mi chiamo Alice e questo semestre vi porterò con me alla scoperta di Sofia, capitale della Bulgaria. Fondata nel VII secolo a.C., So...

Lascia un commento