Gabriele Felici

Erasmus Stories

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857 Ragioni per studiare nella Charles University (e qualcuna per non farlo)

novembre 19th, 2017
857 Ragioni per studiare nella Charles University (e qualcuna per non farlo)
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E’ da oltre 5 anni che sento studenti universitari dai più disparati fenotipi dire: “Ah, l’erasmus.. Che pacchia! Studi praticamente nulla, fai la bella vita, ti pagano abbondantemente per farlo e ti laurei persino prima di chi resta in questa topaia.”

Niente è più lontano dalla realtà. A parte la bella vita.

 

Se in questo ultimo mese ho smesso di scrivere non è perché mi sono dimenticato della rubrica, né tanto meno ho perso le dita durante un intervento chirurgico; non ho avuto tempo, intendo letteralmente e fisicamente, nemmeno per espletare i bisogni più basilari qui a Praga, come quello di bere birra.

E adesso capirete il perché.

 

857 Ragioni per studiare nella 2 LF Charles University

 

1. Lezioni

Le lezioni universitarie qui sono un buon punto di forza. Nulla di speciale sia chiaro, non hanno ologrammi virtuali che ballano la salsa mentre spiegano, si affidano al buon caro vecchio prof (non così vecchio qui, alcuni sono anche sotto i 40 anni) con annesso il telecomando per cambiare diapositive.

Ciò che fa la differenza è un buon numero di pause con tempistiche ben regolate: si inizia con 1 ora e 30 al mattino presto, “pausa” pratica clinica per 2 ore, pausa caffè (stavolta davvero) di 45 minuti abbondanti, altra ora di lezione. Il tutto contornato da una costante interazione tra il professore e lo studente: domande, teorie, procedimento diagnostico per un ipotetico paziente, tutto discusso intorno alla tavola rotonda (non ci sono file rivolte verso lo schermo, ma banchi disposti a ferro di cavallo). E le aule sono direttamente all’interno del reparto, così da ottimizzare i tempi per gli spostamenti tra il tirocinio e le lezioni.

 

2. Tirocinio

Nelle nostre università italiane siamo abituati a scindere il tirocinio dalle lezioni e dagli esami, spesso dando più importanza ai corsi.

Qui i tirocini e gli internati sono parte integrante del corso, occupando un’abbondante metà del periodo universitario complessivo con tanto di crediti e giudizio finale. Il sesto anno è interamente dedicato all’internato in svariati reparti, con esame di stato conclusivo, così da dedicarsi principalmente alla pratica, che è quella che accompagnerà un medico per il resto della sua vita.

Inoltre iniziano dal primo anno, nel dettaglio con dissezioni anatomiche su cadaveri umani, cosa che in Italia è impossibile da fare. Ho dovuto trascorrere un mese in Giappone per poter aggiungere questa esperienza alla mia formazione, mentre qui è praticamente scontato poterlo fare. Ma ne parleremo in futuro, in un’altra rubrica magari.

 

Nelle ultime 3 settimane ho frequentato il reparto di anestesiologia, prima in terapia intensiva e poi in sala operatoria. Credo di aver fatto ed imparato più in questo breve periodo che in interi mesi della mia vita.

Già dal primo giorno mi hanno fatto diventare uno di loro, aiutando in varie procedure mediche e spiegandomi passo passo ogni scelta farmacologica, intervento mini invasivo o decisione immediata da prendere sul filo tra la vita e la morte. Ho visitato personalmente numerosi pazienti, aiutato con l’anestesia in sala operatoria, assistito pericolose manovre di depressurizzazione cranica, polmonare, spinale. Ho visto la sofferenza di un bambino di 10 anni dopo un trapianto di polmoni complicato.

Ho visto delle persone morire. Perché non si è infallibili, e soprattutto perché per quanto a qualcuno possa dare fastidio ammetterlo, è il fisiologico corso naturale della nostra vita.

 

3. Esami

Ok, forse ho un po’ esagerato nel classificarli come aspetto positivo: a chi piace dare un esame?

Ciò che qui è differente è la modalità: gli esami si danno al termine del corso, quindi si possono avere esami anche una volta a settimana, comunque non più in là di 4 settimane (non c’è un corso più lungo di quest’intervallo). E’ un’arma a doppio taglio: positiva in quanto non si perde mai il ritmo e non si resta con l’ansia di aspettare mesi per dover sostenere una prova orale, negativa perché allo stesso tempo non si ha un attimo di fiato.

Nel corso dell’esame, è lo studente a pescare le domande, e questo lo rende di gran lunga più oggettivo. Si pescano dei foglietti, in genere due o tre, e si hanno dai 3 a 5 minuti per fare mente locale sul quesito chiesto, potendo scrivere anche su un foglio qualche parola chiave o concetto particolarmente ostico. E mi sembra anche giusto, avere il tempo di richiamare alla mente concetti sparsi su 4500 pagine di libro.

C’è una grande nota negativa per gli esami però: si hanno solo 3 tentativi, dopo i quali si viene retrocessi di 1, 2 o persino 3 anni. Il che è spaventoso e alquanto stressante per tutti gli studenti.

 

Proprio 3 giorni fa ho passato il mio primo esame in medicina interna, reumatologia e geriatria. E’ stato emozionante (si, mi sono sentito un po’ una matricola del primo anno), stressante e più complicato di quanto mi aspettassi, ma è stato un grande traguardo. Solo che c’è da studiare, e non poco come si pensa.

 

4. Studenti internazionali

Si, qui a Praga ci sono corsi cechi e corsi ideati per studenti provenienti da ogni parte del mondo, in lingua inglese. Per cui si ha la possibilità di conoscere persone dalle origini più disparate, e questa non può che essere una nota positiva.

Il corso è aperto a tutti, pertanto chi volesse avere la possibilità di studiare in un’università eccellente e allo stesso tempo in una città meravigliosa, ora sa dell’esistenza di questo posto.

Unico limite è la retta: 10.000 euro annui per gli studenti internazionali, praticamente gratuita invece per chi è originario della Repubblica Ceca. E come biasimarli.

 

5. Accoglienza

Nella foto, un raro momento di pausa tra un intervento e l’altro.

 

L’accoglienza qui è commovente. Non ricordo una mattina in cui in reparto non mi sia stato offerto almeno un caffè, qualcosa da mangiare, e non si sia scherzato sulla nostra nazionalità e sulla vita. Anche perché sdrammatizzare è fondamentale, ve lo assicuro.

Anche i colleghi studenti, tutti gentili e disponibili dal principio con appunti, dritte e integrazione nel loro gruppo.

Non credo serva aggiungere altro, la foto parla da sé.

 

6. Studio

Klementinum – Biblioteca nazionale di Praga  (Copyright: Gabriele Felici)

 

Si, anche sotto questo aspetto nulla da eccepire. Ci sono numerosi luoghi dove poter studiare, in particolare la biblioteca nazionale (mozzafiato è dire poco) e la biblioteca tecnologica di Dejvicka. Quest’ultima è aperta 24/24, si sviluppa su 8 piani ed ha anche divano-letto, un punto ristoro, la caffetteria e stanze private in cui non c’è nemmeno il ronzio di una mosca.

Augurare “buono studio” diventa quasi una barzelletta.

 

7-851. Praga

Mai trascurare il fattore ambiente. I restanti motivi per studiare a Praga appartengono a Praga stessa. Ogni statua, edificio, opera d’arte, chiesa, architettura, birra, persona incontrata per strada, parco, pianoforte messo all’angolo di un bar… Ogni cosa è un motivo.
E dico sul serio, vivere a Praga ti cambia. E di conseguenza cambia anche l’approccio allo studio, se ogni cosa che ti circonda non fa che arricchirti e ti permette di sentirti vivo.

 

A tal proposito, è arrivato per me il momento di studiare. E ancora di più quello di vivere.

Tra i motivi per cui non ho avuto molto tempo in questo ultimo periodo c’è l’esibizione con il coro nazionale dell’università, con tanto di tv nazionale ed il primo cittadino di Praga ad assistere, fatta appena due giorni fa. Ma né parlerò meglio nel prossimo articolo, meglio lasciare un po’ di suspance.

 

Stay foolish. Perché io non sto smettendo di esserlo nemmeno per un momento.

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