Marta Crescimbello

Erasmus Stories

Nata il 10/09/1993 ad Avezzano; appassionata di viaggi, lingue e letteratura
Laureata in Lettere Moderne, frequenta l'ultimo anno di magistrale presso Universidade do Algarve, Faro, Portogallo

Dicono di noi: non solo stereotipi

settembre 27th, 2017
Dicono di noi: non solo stereotipi
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Quando vai a vivere all’estero, oltre a dover conoscere una nuova cultura, nuovi modi di dire, diverse abitudini, devi fronteggiare quotidianamente gli stereotipi che vengono attribuiti alla tua nazione dal resto del mondo. Brasiliani, Portoghesi, Spagnoli e Belgi, ma questo è solo un minimo campione, continuano a dirmi <<Buongiorno>> accompagnando il tutto dal gesto che ormai ci è attribuito universalmente; per eseguirlo bastano alcune semplici mosse: le dita della mano si riuniscono tutte sul pollice e poi si agita questa, ripiegandola sull’avambraccio metodicamente. Ecco ogni volta devo ripetere il mio solito discorso. Innanzi tutto quel gesto non può passare come simbolo di Italianità; secondo poi, quando esprimiamo qualsiasi concetto non lo accompagniamo da tale gesto; infine, non trovo assolutamente adeguato associare suddetto gesto al pesto, che qui viene pubblicizzato apponendo sul barattolino immagini di questo genere. Ora io non posso fare altro che essere vicina a tutti i liguri che leggeranno questo articolo, prima fra tutti mia nonna, Sanremese D.O.C. e promettere qui che combatterò con tutta me stessa una dura ed estenuante battaglia contro lo stereotipo. Non siamo quelli della pizza, non siamo quelli che se non hanno la pasta nemmeno si siedono a tavola e non siamo neppure quelli del mandolino (chi di voi si è mai cimentato a suonare quello strumento?!?), per non parlare poi del <<dolce far niente>> dato che non sarei arrivata alla magistrale, e come me milioni di studenti italiani, se avessi adottato questa filosofia di vita! Come consolarmi? Tutte le persone che incontro qui amano gli italiani in un modo che non credevo possibile: dal Vietnam al Brasile hanno come sogno fare un viaggio in Italia, che, come ai tempi di Goethe, è rimasto nell’immaginario collettivo, che guarda al nostro paese in un modo ultra romantico. Sapete, non credevo possibile, ma qui sto imparando a guardare con occhi diversi quel territorio che, seppur bistrattato, in crisi, abbandonato, offeso da politici arrivisti è pur sempre stato patria della Romanità e culla del Rinascimento e dovremmo esserne fieri.

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