Scuola, la rivoluzione americana di Obama: i prof migliori vanno in periferia

luglio 9th, 2014

obama

Insegnare è una sfida, farlo nei quartieri più disagiati d’America è ancora di più. L’Amministrazione guidata ds Barack Obama ha messo a punto un piano per correggere lo squilibrio nazionale, che negli USA vede studenti delle are più povere ricevere un’educazione di un livello meno qualificato.

Entro lunedì prossimo, quindi, gli Stati dell’Unione dovranno obbligatoriamente stilare degli «educator equity plans», con l’intento di redistribuire gli insegnanti di maggiore valore proprio in favore delle comunità svantaggiate e delle periferie, anche grazie alla presenza di incentivi economici. Sono 4,2 milioni di dollari i fondi messi a disposizione dal Dipartimento dell’Educazione per l’iniziativa.

“Ci sono troppi bambini in questo Paese che non ricevono l’insegnamento di qualità di cui hanno bisogno. E di solito gli educatori con meno esperienza finiscono nelle scuole più povere”, ha detto il Presidente Obama, al termine di un pranzo di lavoro alla Casa Bianca, con il segretario all’Educazione Arne Duncan e un gruppo di professori provenienti da scuole disagiate.

I dati fotografano molto bene lo squilibrio. Gli studenti afro-americani, ispanici e «indian-american», ad esempio, hanno da tre a quattro volte più probabilità di ritrovarsi in classi con professori al primo anno di insegnamento, credenziali basse o inesistenti. Ci sono Stati come la Louisiana e il North Carolina, poi, dove la presenza di insegnanti molto qualificati è del 50% più alta nei distretti più affluenti rispetto a quelli più poveri. E anche i risultati si vedono: nelle scuole più povere solo il 24 % degli alunni supera il test di medicina del 4° anno, quello che dà diritto al pranzo a spese della scuola, contro una media del 50 % nelle scuole dei distretti più ricchi. In generale, i ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito hanno grosse difficoltà a completare il curriculum.

Secondo il segretario all’Educazione Duncan per troppo tempo «come nazione non abbiamo dato incentivi adeguati ai professori più preparati e impegnati per convincerli ad andare nelle comunità che hanno più bisogno di aiuto. E’ ora rovesciare questa tendenza».

 

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