Laurea, verso la consultazione on line, «il governo teme gli studenti»

marzo 15th, 2012

L’intervista a Nunzio Miraglia. «Non può che suscitare perplessità, anzi timore, la consultazione online del Paese»

Ad avere un’idea precisa sull’abolizione del valore legale del titolo di studio è il coordinatore dell’associazione nazionale docenti universitari (Andu), Nunzio Miraglia. Dietro la scelta di abolire la laurea, secondo Miraglia ci sarebbe la volontà di mettere fuori gioco l’Università Statale, ovvero quell’università che negli atenei assicura che si svolga “una qualificata attività di alta formazione e ricerca”.

Perché l’Andu è contro?
L’abolizione del valore delle lauree è solo uno degli strumenti per demolire l’Università statale. In questa direzione si vuole togliere il tetto alle tasse studentesche e si vuole ‘liberalizzare’ la docenza, lasciando ad ogni ateneo la scelta in materia di formazione, reclutamento, carriere, mansioni, retribuzioni. L’obiettivo (perseguito dalla Confindustria e sostenuto da una parte ristretta ma potente dell’accademia) è quello di diversificare gli atenei: non più di venti, eccellenti (o ritenuti tali), dovrebbero svolgere didattica e ricerca, mentre gli altri dovrebbero limitarsi a fornire scadenti titoli di studio o dovrebbero addirittura chiudere. L’altro strumento ampiamente adoperato è stato (ed è) la progressiva riduzione dei finanziamenti che sta provocando l’espulsione dall’Università di migliaia di giovani ricercatori, la riduzione dell’offerta formativa e il pesante ridimensionamento dell’attività di ricerca.

Alcuni rettori temono che l’abolizione del valore legale sia l’ufficializzazione della differenza tra atenei di serie A e B. Concorda?
Questi (pochi) rettori, per quanto detto prima, hanno ragione. Dovrebbero, però, per coerenza, prendere netta e pubblica distanza dalle posizioni espresse dalla Conferenza nazionale dei Rettori, la quale non esclude in prospettiva l’abolizione del valore legale dei titoli e ha stipulato un “patto”, anzi un “asse”, proprio con la Confindustria per, insieme, “monitorare l’evoluzione della governance degli Atenei” e definire i “criteri per la valutazione della qualità di ricercatori e docenti da proporre all’ANVUR”.

Ridurre il peso del voto di laurea nella valutazione dei candidati ai concorsi pubblici potrebbe essere una soluzione?
La Confindustria preferisce un risultato concreto e immediato, rispetto a quello complesso e lontano dell’abolizione formale del valore legale delle lauree. La Confindustria vuole che le risorse pubbliche vengano concentrate in pochi atenei veri ed è interessata alla loro cogestione come dimostra la presenza del suo vicepresidente, con un ruolo importante, nell’ANVUR e come documenta la fortissima pressione per una ‘governance’ degli atenei dominata da consigli di amministrazione onnipotenti e aperti a rappresentanti degli interessi economico-politici locali. Con la cancellazione del valore del voto di laurea, si legherebbe il valore della laurea al valore dell’ateneo che l’ha rilasciata. Valore che dovrebbe essere stabilito dall’ANVUR, come richiesto esplicitamente da alcuni di coloro che perseguono questo obiettivo. E finalmente si ‘certificherebbe’ così la differenziazione degli atenei, una vera e propria graduatoria.

E’ questo secondo lei l’obiettivo del Miur?
E’ proprio questo l’obiettivo che si pone il Ministro che aveva presentato il relativo provvedimento nel Consiglio dei ministri del 27.1.12 in cui il “Governo dei professori” (universitari), dopo oltre 60 anni di dibattito sul valore della laurea, ha improvvisamente “scoperto che è un tema molto più complicato di quello che possa sembrare”. Il Ministro aveva ‘solo’ proposto l’abolizione del valore della laurea nelle carriere e del “voto di laurea come requisito di accesso per i concorsi pubblici”.

La consultazione pubblica aperta dal governo è sintomo che l’argomento non può essere risolto solo tra i tecnici del governo?
Il Governo ha in realtà solo sospeso una decisione che, come tutte quelle degli ultimi anni riguardanti l’Università, deve essere presa. In realtà “a preoccupare e far desistere l’esecutivo è stata l’annunciata mobilitazione di studenti e docenti che da tempo hanno espresso la loro contrarietà”. E come è stato raccontato, durante quel Consiglio dei Ministri c’è stato chi ha fatto “notare che gli studenti sono pronti a mobilitarsi e – dopo i forconi, i tir e i pescatori – sarebbe meglio evitare un’altra protesta di piazza”.

Ha delle perplessità sul metodo della consultazione pubblica?
Con queste premesse, non può non suscitare perplessità, anzi timore, la consultazione online del “Paese” e il fatto che “per espressa indicazione del ministro Francesco Profumo la consultazione sarà preceduta da una campagna di comunicazione che utilizzerà anche i social network, come Facebook e Twitter”. Al Ministro non può però sfuggire che la stampa e l’accademia che conta hanno già ampiamente dispiegato una vasta e pesante campagna a favore dell’abolizione del valore delle lauree, e che sempre più si sta facendo strada il sostegno alla sua ‘versione’.

Come si dovrebbe procedere allora…
Per rendere meno ‘influenzata’ la consultazione del “Paese”, il Ministro dovrebbe lanciare un appello alla ‘grande’ stampa per assicurare altrettanto spazio a chi si oppone all’abolizione, in qualsiasi forma, del valore delle lauree.

E gli studenti che ruolo occupano in questa storia?
Gli studenti hanno finora vinto solo la sospensione di una decisione già presa. Per vincere davvero si deve riuscire a impedire che vada in porto anche questo ennesimo attacco all’Università statale e si deve soprattutto riuscire a fare cancellare quanto finora è stato imposto con leggi e decreti.

Anna Di Russo
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