Interpreting for Europe

settembre 25th, 2010

Interpretare l’Europa è compito di ogni cittadino dei paesi membri a livello sociale e culturale, tuttavia esiste una professione, fondamentale per l’esistenza stessa della comunicazione tra i paesi membri: interprete di conferenza.  E’ appena iniziata la campagna di sensibilizzazione  della Commissione Europea, Parlamento Europeo e della Corte di giustizia Europea, destinata ai giovani italiani che desiderano intraprendere la carriera di interprete.

Presentazione ufficiale del videoclip “Interpretare per l’Europa-in italiano” si è svolta presso la Rappresentanza Italiana della Commissione Europea in Italia, breve, ma incisiva fotografia sul significato e l’iter di un interprete “europeo”.

“Quando si affronta una professione di questo tipo, è fondamentale essere consapevole della sua specificità e dell’alto livello di tecnicismo che comporta. La laurea in lingue o in qualsiasi altra materia (con conoscenze linguistiche), rappresenta solo  il requisito base per la costruzione dell’interprete di conferenza. Alta formazione e precisi tratti caratteriali (personalità, prontezza di riflessi, determinazione, flessibilità culturale, predisposizione linguistica e precisione) ne delineano nettamente la fisionomia” asserisce Marco Benedetti, Direttore Generale della DG Interpretazione – Commissione europea.

Professione dunque altamente selettiva, ma che offre ottime prospettive professionali.“Esiste una gran confusione tra lo studio delle lingue tout court e lo studio di interprete”, ci dice Olga Cosmidou, Direttore Generale dell’Interpretariato – Parlamento Europeo- sono come i piedi per i giocatori, entrambi sono necessari per giocare, ma senza uno dei due non si può diventare Kakà o Maradona”.  Scherza, evocando che l’interprete è la seconda professione più vecchia del mondo.

Ed è proprio quello che noi ci auguriamo, dare le basi per i futuri Kakà dell’interpretariato europeo, rendendoli consapevoli della  loro specificità professionale. Il multilinguismo, deve essere inteso nella sua accezione più ampia, vale a dire non solo come capacità individuale di esprimersi in più lingue, oltre quella madre, ma come “stimolo alla sopravvivenza delle lingue dei paesi membri.

“Nelle riunioni e convegni di Bruxelles è necessario che i relatori parlino la lingua madre (italiano, lituano, francese, polacco …) afferma Benedetti, promuovendo la liberalizzazione delle lingue. Non si può esprimere in una lingua che non sia quella materna un concetto senza intercorrere nella semplificazione del linguaggio e pertanto del pensiero. Banalizzare l’uso della lingua concorre all’impoverimento culturale e sociale.

E’ fondamentale comunicare in uno spazio europeo con la propria lingua così da diffondere e conservare la propria cultura e rispettando il motto dell’Unione, come afferma Cosmidou: Uniti nella diversità. Imporre una lingua unica significherebbe il pre-dominio di una cultura sulle altre, continua l’interprete parlamentare, lingua unica, pensiero unico in opposizione alla dimensione multiculturale dell’Unione.

“Il lavoro degli interpreti pertanto è prezioso poiché consente che si sviluppi appieno il concetto di multilinguismo. “Gli enti di formazione, le università possono contribuire a veicolare l’ampiezza culturale e anche i benessere economico che offre l’interpretariato di conferenza”, dichiara Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza Italiana per la Commissione Europea.

“In virtù del principio della sussidiarietà”, ci ricorda Cosmidou, le autorità nazionali sono responsabili di un’adeguata formazione.  Occorre creare un polo di istruzione superiore per l’interpretariato europeo con gli stessi canoni e i governi nazionali dovrebbero supportarlo. In tempi di pace, la storia si scrive nei negoziati internazionali e gli interpreti ne sono testimoni. Lanciamo dunque un appello ai giovani per una professione di alto livello il cui campo non è ancora saturo”.

Piccole note di servizio per lo studente italiano: per accedere ai bandi europei come interprete di conferenza è necessaria la conoscenza minima (in particolare passiva) di tre lingue. La combinazione ideale per le lingue occidentali: inglese, francese e tedesco oppure due lingue occidentali più una lingua di un paese membro dell’Europa allargata: per esempio: francese, tedesco e slavo.

Per  informazioni dettagliate sui servizi di interpretazione dell’Unione Europea:

Facebook: Interpreting  for Europe:

Twitter: .com/EUInterpreters

Amanda Coccetti

One Comment

  1. Maria Rosaria Carbone says:

    La realtà Europea è forse una delle poche in cui il ruolo dell’interprete viene riconosciuto in tutta la sua rilevanza e dignità. Motivo in più per i giovani che realmente nutrono forte passione per questa professione per avvicinarsi agli studi con serietà ed impegno, e per le istituzioni per fornire tutti gli strumenti necessari e il supporto affinché sempre più numerosi possano intraprendere questo iter formativo raggiungendo alti standard qualitativi, adatti ad un ruolo tanto cruciale nel panorma mondiale.

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