Maturità 2009
Nelle mani della dea bendata

giugno 22nd, 2009

or.jpgPensano che tutto dipenderà dalla fortuna, temono ancora i commissari esterni più delle singole prove, sono pronti a passare la loro notte prima degli esami in allegria con i compagni, se dovranno copiare si affideranno ai primi della classe e puntano su Facebook per non perdersi di vista dopo la Maturità. Ma uno su cinque teme il futuro soprattutto a causa della crisi.

È il ritratto dei maturandi 2009 che emerge dall’indagine condotta dal dell’Università e del Lavoro su un campione di 243 studenti dell’ultimo anno di scuola media superiore, pubblica sulla Guida alla Maturità distribuita gratuitamente in tutte le scuole superiori d’Italia.

Il primo dato che colpisce è quello che i ragazzi pensano dell’esame alle porte: la maggior parte lo considera inadatto a valutare la loro reale preparazione. Ben il 29% degli intervistati, infatti, considera la componente fortuna predominante, della serie: neanche uno studio “matto e disperatissimo” e una conoscenza approfondita di tutti i programmi sono sufficienti a garantire un buon risultato. Quasi altrettanti, poi, temono gli scherzi dell’emozione, quella che prende alla gola e trasforma in pietre. A seguire, nella scala degli scettici, il 23% che giudica la maturità troppo “lontana” dalla realtà scolastica perché parte di essa viene stabilita dal Ministero senza tenere in considerazione i programmi effettivamente svolti. Infine, c’è la componente “commissari esterni” che allarma e suscita proteste: come possono degli sconosciuti in pochi giorni valutare il lavoro portato avanti per cinque anni?

Proprio la presenza di professori che arrivano da altre scuole rappresenta la prima causa di preoccupazione tra i maturandi (30%) seguita dalla seconda prova (26%) e, da ultimo, a pari merito, da prima prova e orale (18%).

L’ansia per l’esame comunque non dev’essere eccessiva se alla domanda “come sarà la tua notte prima dell’esame?”, la maggioranza (29%) risponde senza esitazione: “In allegria, con i miei compagni!”, il 25% si immagina in balia dei ricordi e di una ventata di nostalgia e solo il 20% teme l’insonnia e gli assalti della paura. Non manca naturalmente il gruppetto dei romantici che sogna di vivere l’avventura cantata da Venditti…

Continuando sui giorni dell’esame, la scelta dei copioni è tradizionalista. A dispetto dell’immagine super tecnologica che l’opinione pubblica ha dei giovani d’oggi solo il 10% degli studenti prevede di ricorrere ad “aiutini illeciti” di terza generazione (cellulari, palmari, etc…). Il 27% preferisce affidarsi “ai cari, vecchi, bigliettini”, il 24% a un “vocabolario rinforzato” con informazioni aggiunte “a margine” e ben il 32% predilige i suggerimenti dei compagni di classe preparati.

Una scelta decisamente utilitaristica, stando a quello che rispondono gli studenti interrogati sul loro rapporto con i vicini di banco. Per fortuna si limita al 4% il numero di quanti prevedono, una volta fuori dalla scuola, di interrompere ogni rapporto. Eppure, coloro che sono pronti, con ottimismo, a scommettere sulla resistenza dei rapporti con i compagni nel lungo periodo sono appena il 27%. Quasi un terzo, al contrario, dichiara che “la vita va avanti e continuerà a frequentare solo i pochi a cui è più legato”. Gli altri (il 30%) si attendono con l’attuale classe, solo rapporti saltuari, magari tramite Facebook.

Infine, il dopo-esame. Che faranno i maturandi 2009, una volta chiusi i libri delle superiori? La maggior parte (30%) non ne ha abbastanza dello studio e tra pochi mesi si vede nuovamente seduta in un aula, seppur universitaria. Solo il 14% ha in programma di mettersi subito a lavoro, o meglio “alla frenetica ricerca” di esso, mentre un quinto degli intervistati preferisce non rispondere sul cosa farà, ma sul “come” lo affronterà: è il nutrito gruppo che, al pari del resto della società, è stato assalito dall’effetto crisi, ossia da una profonda ansia nei confronti del futuro. Più spensierati, o forse incoscienti, gli altri che, nel 17% dei casi, studio a parte, vogliono concentrarsi solo sulle imminenti vacanze e nell’11 per cento sceglieranno l’anno sabbatico: un lungo periodo di pausa, come si usa all’estero, per viaggiare e cercare se stessi.

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